Mitologia e religione nel primo Gadda
- Art: Magisterarbeit
- Autor: Lara Monighetti Petit
- Abgabedatum: Juli 2004
- Umfang: 103 Seiten
- Dateigröße: 431,9 KB
- Note: 1,0
- Institution / Hochschule: Universität Basel Schweiz
- Bibliografie: ca. 49
- ISBN (eBook): 978-3-8366-2969-0
- Sprache: Italienisch
- Prämierung:
- Arbeit zitieren: Monighetti Petit, Lara Juli 2004: Mitologia e religione nel primo Gadda, Hamburg: Diplomica Verlag
- Schlagworte: Carlo Emilio Gadda, Mythos, Religion, Quellenarbeit, Fonti
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Magisterarbeit von Lara Monighetti Petit
Introduzione:
Nella sterminata bibliografia su Gadda (Milano 1893 - Roma 1973) mancano studi sistematici sulla stilistica delle fonti. Sono stati messi in luce i suoi legami con Manzoni e con la tradizione lombarda, ma non sono ancora stati analizzati i suoi rapporti con la tradizione classica e cristiana.
Gadda è conosciuto dal grande pubblico sopratutto per il suo celebre romanzo Quer Pasticciaccio brutto de via Merulana; molto meno noti sono invece i suoi diari di guerra o i primi romanzi. Anche la critica si è occupata prevalentemente del Pasticciaccio, dimenticando spesso di inserire nelle ricerche tematiche le prime opere.
Questo lavoro si propone di studiare quale tipo di cultura classica e cristiana possieda Gadda e come proceda nei confronti della tradizione. Lo studio si concentra sui primi romanzi (La Madonna dei Filosofi, Il Castello di Udine, Un Fulmine sul 220 e L’Adalgisa) e analizza come Gadda utilizzi elementi mitologici e religiosi, in quale momento li inserisca, con quale funzione, e per ottenere quale effetto.
Su questo argomento esiste unicamente lo studio di Rinaldi, che analizza un elemento mitologico in particolare. Essendo il campo ancora praticamente inesplorato si intende accertare in modo generale se vi sia un modo specifico con cui Gadda si confronta con la mitologia e la religione, o se gli elementi abbiano funzioni diverse. Come detto il presente studio si iscrive nella tradizione della stilistica delle fonti, ma proprio la matrice „fonti” risulta problematica nel caso di Gadda.
L’ipotesi è che la Bibbia e la liturgia, come i miti, non siano fonte d’ispirazione a cui Gadda si rifà per narrare un episodio religioso o mitico, ma che gli elementi religiosi e mitologici siano un modo per parlare d’altro. Anche la linea della parodia è rilevante per questa analisi.
Mancando uno studio analogo ci si trova talvolta privi di supporti critici con cui fare dei paragoni, che possano supportare o smentire le tesi e le affermazioni, ma la difficoltà maggiore consiste nella scelta della metodologia d’analisi. Lo studio di Rinaldi, benché tematicamente affine, non offre un approccio applicabile a un’indagine sistematica degli elementi mitologici (e religiosi). È stato scelto come modello d’analisi Il libro di Jacopo. Scrittura sacra nell’Ortis di Terzoli che si rivela un illustre esempio per questo tipo di indagine.
Risolto il problema della metodologia rimane da delimitare l’ambito della ricerca. Per la prima fase, nelle schede, non sono inclusi nelle tabelle esclamazioni, imprecazioni, ingiurie e bestemmie, in quanto fanno parte del linguaggio gaddiano e non apportano profondità a questo tipo di ricerca; questa tipologia di elementi è frequente e ripetitiva, e sarebbe interessante per uno studio lessicale ma non per l’indagine che qui si intende affrontare. Nei testi compaiono riferimenti all’anima e a nomi di santi (come toponimi o indicanti una data) che, data la frequenza con cui Gadda li impiega, dovrebbero essere studiati separatamente, e non figurano dunque nel materiale raccolto. Questa analisi non si occupa di studiare sistematicamente la cultura di Gadda, diversamente occorrerebbe considerare le sue letture, gli autori che ama citare, i personaggi storici a cui fa riferimento, le correnti di pensiero che menziona. Anche l’aspetto autobiografico non è qui messo in luce. Per alcuni elementi esaminati, in particolare per l’ekphrasis, è stato possibile dare solo una panoramica, senza poter offrire un’analisi esaustiva.
Il metodo scelto è quello di un’analisi a due livelli: per la microstruttura si analizza la funzione stilistica, per la macrostruttura la struttura narrativa. Un’analisi quantitativa, svolta al momento della schedatura, non basta infatti a indagare il retroterra di Gadda. Lavorare inoltre con l’ipotesi delle „fonti”, matrice che è spesso utilizzata in questo tipo di ricerca, non avrebbe permesso di approfondire l’analisi. Per dare lo stesso peso e valore a questioni stilistico-strutturali come a quelle tematiche, si analizzano in modo approfondito, nella seconda sezione, degli esempi significativi di come Gadda usi gli elementi religiosi e mitologici.
Il lavoro sarà strutturato in tre grandi parti. La prima (capitoli 1-4) di carattere generale, la seconda (capitoli 5-8) con alcuni elementi specifici presi dalla prima parte e analizzati in modo approfondito (non è infatti possibile per ogni elemento schedato fornire qui un’analisi esaustiva) e infine la terza parte (capitolo 9) con le conclusioni.
La prima parte è introduttiva, ed è costituita da tre capitoli. L’obiettivo del primo è di definire l’oggetto dell’analisi e di spiegarne la scelta e le motivazioni. Si presenta dunque l’autore considerato, la parte della produzione letteraria esaminata e il motivo per cui si lavora su religione e mitologia (capitolo 2). Il secondo e il terzo capitolo sono strutturati in modo abbastanza simile: vi si presentano gli elementi mitologici (capitolo 3) e quelli religiosi (capitolo 4). Per entrambe categorie sono presentate le schede degli elementi, condensate in una tabella (appendice 12.1 e 12.2) che può essere letta anche come completamento degli Indici (capitoli 3.1 e 4.1). Nel capitoletto successivo si esaminano le funzioni stilistiche che gli elementi raccolti ricoprono (capitoli 3.2 e 4.2); si considera dunque la microstruttura. Per la religione è stato possibile studiare anche le forme narrative di matrice cristiana (capitolo 4.3), ovvero la macrostruttura. Questi tre passaggi permettono di illustrare nei primi risultati come Gadda proceda nei confronti della tradizione classica e cristiana (capitoli 3.3 e 4.4).
Dopo questa parte di ordine generale segue una parte esemplificativa, in cui sono studiati alcuni elementi ricorrenti: la società musogonica (capitolo 5), il Credo nel Politecnico (capitolo 6), la figura del prete (capitolo 7) e i soldati come santi e martiri (capitolo 8). Quest’analisi, di tipo tematico, permette di esaminare in modo più mirato alcuni elementi e di verificare se le conclusioni a cui aveva portato l’indagine „di superficie” è confermata da questa „di profondità”.
In conclusione, nella terza parte (capitolo 9), anche tramite il confronto tra mitologia e religione, si tenta di chiarire quale sia il retroterra gaddiano, come utilizzi la tradizione nei suoi testi e quale effetto voglia creare. Si indicheranno anche quali siano le novità apportate dall’analisi e quali campi non siano stati esplorati, questi determineranno le direzioni delle prossime ricerche.
Indice:
| 1. | Introduzione | 4 |
| Parte I | 7 | |
| 2. | Materia e motivazioni | 8 |
| 3. | Presentazione degli elementi mitologici | 11 |
| 3.1 | Schede per gli Indici | 11 |
| 3.2 | Funzione stilistica degli elementi mitologici | 14 |
| 3.2.1 | Ekphrasis | 15 |
| 3.2.2 | Metafora | 16 |
| 3.2.3 | Paragone | 18 |
| 3.2.4 | Elenco | 19 |
| 3.2.5 | Epigrafe e citazione | 20 |
| 3.3 | Gadda e la tradizione classica | 21 |
| 4. | Presentazione degli elementi religiosi | 23 |
| 4.1 | Schede per gli Indici | 23 |
| 4.2 | Funzione stilistica degli elementi religiosi | 23 |
| 4.2.1 | Ekphrasis | 24 |
| 4.2.2 | Metafora | 25 |
| 4.2.3 | Paragone | 27 |
| 4.2.4 | Elenco | 28 |
| 4.2.5 | Citazione | 29 |
| 4.3 | Forme narrative di matrice cristiana | 34 |
| 4.3.1 | Preghiera | 35 |
| 4.3.2 | Racconto apocalittico | 37 |
| 4.3.3 | Laude | 40 |
| 4.3.4 | Exemplum | 42 |
| 4.3.5 | Racconto agiografico | 47 |
| 4.4 | Gadda e la tradizione cristiana | 50 |
| Parte II | 53 | |
| 5. | La società musogonica (o lo Stangermann purgatorio) | 54 |
| 6. | Il Credo nel Politecnico (o il paradiso cavigiolo) | 63 |
| 7. | La figura del prete | 69 |
| 8. | I soldati: santi e martiri | 80 |
| 8.1 | Il francescanesimo: l'umile fante vs. il soldato d'Italia | 82 |
| 8.2 | Il sacrificio | 84 |
| Parte III | 88 | |
| 9. | Conclusione | 89 |
| 10. | Tavola delle sigle | 92 |
| 11. | Bibliografia | 93 |
| Appendice | 97 | |
| 12.1 | Elementi mitologici | 98 |
| 12.2 | Elementi religiosi | 101 |
Textprobe:
6., Il Credo nel Politecnico:
Abbiamo visto come Gadda descrive e critica la borghesia ricorrendo sia a elementi mitologici (come nella definizione di „società musogonica”), sia a elementi religiosi (come per lo Stangermann assunto a purgatorio o il concerto a castigo divino). Nel capitolo precedente si è esaminato il rapporto che la borghesia intrattiene con le arti, qui analizziamo da chi sia composta la borghesia e quali siano i suoi valori, focalizzando sugli elementi religiosi. Scegliamo alcune figure per entrambi i sessi e vediamo come Gadda presenta la borghesia. In MdF nel capitolo eponimo vi sono Maria e l’ingegner Baronfo; in CdU nel capitolo La fidanzata di Elio, Elio e Luisa; in F220 vi sono Elsa, Adalgisa (che però sono figure che hanno un iter non comune), la signora Vigoni, le Cavigioli, i Cavigioli, tra cui si distinguono Valerio e Gian Maria; in L’A in Claudio disimpara a vivere, vi sono Doralice, suo zio Delada e Claudio, in Quattro figlie ebbe e ciascuna regina vi è la famiglia de’ Marpioni, in I ritagli di tempo vi sono ancora i Caviggioni, protagonisti anche dei capitoli Un „concerto” di centoventi professori; Al Parco, una sera di maggio e L’Adalgisa,in cui si distinguono nuovamente Elsa, Adalgisa, la Vigoni, Valerio e Gian Maria.
I Caviggioli sono tutti ingegneri, tranne Gian Maria, che «benché i casi della vita lo avessero sospinto verso il cioccolatte, si vantava ingegnere». Per quanto riguarda gli altri uomini: Baronfo è ingegnere, di Elio non conosciamo la sua professione, Claudio studia economia politica, lo zio Delada è professore di scienza della costruzione al Politecnico, Cipriano de’ Marpioni è nobile e possiede una fabbrica. E le donne? Sono tutte casalinghe. In attesa di sposarsi sono tutte «artiste nell’anima»: Maria «aveva un vero e proprio temperamento d’artista», e Luisa «benché artista nell’anima, ed ammirata interprete di Chopin e di Grieg, era tuttavia espertissima in cucina». Dopo il matrimonio diventanto mogli e madri esemplari (come Giulia de’ Marpioni) oppure donne che sanno sempre dare buoni e giusti consigli (come la signora Vigoni). Anche l’istruzione è diversa: gli uomini vanno tutti al Politecnico, mentre alcuni preti e le ragazze leggevano il Plato e il Dante nel Borgonuovo, con quel profitto che tutti conoscono a suscitare le anime venture. Il crescer polli alla patria era opera muliebre, o di nigritante neutro: le leve maschile de' Cavigioli devono accudire alle macchine elettriche, solo compito che sia degno della maschilità cavigiola.
Le distinzioni sono chiare. Sarebbe interessante esaminare per intero queste rappresentazioni della borghesia, ma mi preme mettere in luce quelle in cui compaiono elementi religiosi. Analizziamo dunque quale sia il legame tra il Politecnico e la religione (leggendo la tabella degli elementi religiosi può infatti stupire trovarvi il Politecnico). Il Politecnico potrebbe essere scelto per altri tipi di analisi, tra cui l’influsso della cultura scientifica su Gadda, o il modo in cui lui se lo ricorda (a volte parlandone lo indica come il „Kremlino”). Ma qui interessa proprio la sua relazione con il mondo religioso. Occorre precisare che il Politecnico che è menzionato nei testi è una scuola d’ingegneria determinata: si tratta di quella milanese, mentre gli altri Politecnici non contano:
[I Cavigioli] avevano, negli istituti milanesi, quella fede ragionata che deriva dal conoscere o dal non conoscere la minor bontà de’ consimili istituti di fuorivia. Credevano, prima che in ogni altra cosa, nel „Politecnico di Milano” del quale asserivano con un’alzata di spalle la superiorità indubbia sul „Politecnico di Torino”, sul Valentino, gli altri addirittura non potevano essere presi in considerazione.
Per l’analisi che intendiamo svolgere una distinzione è molto importante: vi è la voce del narratore (Gadda) e quella della borghesia. Si intrecciano costruendo un testo in cui è difficile separarle ma la loro distinzione è essenziale per capire quale sia il significato Gadda e la borghesia attribuiscono al Politecnico, che, come vedremo, non è lo stesso. Gadda è anche lui, come i Cavigioli, laureato in ingegneria al Politecnico di Milano. Non fu sua la scelta della formazione, ma fu spinto dalla madre, affinché continuasse la tradizione di famiglia. Gli studi, cominciati nel 1912, vennero interrotti nel 1915 per partecipare alla guerra, furono ripresi nel 1919 e nel 1920 si laureò con la tesi Turbine ad azione Pelton con due introduttori. Per tutta la vita, suo malgrado, dovrà fare affidamento sul lavoro ingegneresco, nonostante i molteplici tentativi di vivere solo della scrittura. Ma Gadda non amava né lo studio né il lavoro d’ingegnere; avrebbe voluto studiare filosofia, come difatti fece, senza laurearsi mai (benché avesse dato tutti gli esami). Nella voce del narratore trapela dunque il disamore per il Politecnico, mentre i Cavigioli adorano l’istituto tecnico. Queste due visioni si mischiano nel testo creando un effetto particolare. Esaminiamo dapprima la voce gaddiana, poi la visione cavigiola e infine il risultato che il duetto produce.
Gadda non mette in buona luce il Politecnico ma ne fa emergere i lati negativi. Ne dà una descrizione in cui l’istituto assomiglia a un carcere: «l’aula di disegno di macchine, senza finestre, coi piatti smaltati delle lampade elettriche, con chiazze d’umidore sul pavimento a mattone». E sul nuovo edificio situato fuori città scrive: «Del resto non è questa la sola fabbrica inutile, come s'è visto, che gli oblatori e i mecenati abbiano regalato a Milano». Se considera l’istituto, a livello fisico e di valore, fatiscente e inutile, la sua visione degli ingegneri non è migliore: «l’aula di disegno di macchine del Politecnico di Milano dalla quale in un cinquantennio uscirono miopi ventottomila ingegneri». Non ne escono colti (tant’è vero che poi devono passare il sabato a recuperare la cultura classica al Filologico) ma miopi: c’è da chiedersi se Gadda lo intenda solo in modo fisico o, come per l’istituto che li ha formati, anche a livello metaforico. Il giudizio sugli ingegneri diventa poi terribile quando commenta le foto delle classi che anno dopo anno si sono laureate: gli studenti sono ritratti «come eremiti o come lo stravolto Battista in lendeni e in pelle d'agnello, dei deficienti, cui solo un intervento di terzi, o del parroco, potesse indurre a farsi tagliare i capelli. „Cinq ghèi! Barba e cavèj!”». Vi sono qui due riferimenti alla religione: San Giovanni Battista di cui è ripresa la sua raffigurazione topica, e il rimando al parroco che obbliga a tagliare i capelli. In un altro commento sempre sulle foto indica il Politecnico come „Pio Asilo” e „Beato Cottolengo” (il manicomio): «Un'aurea di Pio Asilo promana dai quadri; si pensa, non ostante [sic] la teda-spinterò-metro le scintille del Genio al magnesio, non ostante tutto, al Beato Cottolengo, alla carità del suo doloroso istituto». Il giudizio di Gadda è alquanto impietoso.
Vediamo come il narratore dà spazio ai personaggi e alla loro visione delle cose. Per i Cavigioli occorre parlare di fede politecnica:
avevano, negli istituti milanesi, quella fede ragionata che deriva dal conoscere o dal non conoscere la minor bontà de' consimili istituti di fuorivia. Credevano, prima che in ogni altra cosa, nel „Politecnico di Milano”; Nei loro cuori è la fede: una certezza, una sicurezza salda; Nei loro [dei Cavigioli] cuori viveva un'intrinseca fede, una potente fede, che nessun lume indigesto di critica mai avrebbe potuto contaminare, non che turbare, e questa fede può ricevere enunciato ambrosiano facile e certo.
È un vero credo che si rifà a quello cristiano e ne ricalca le formule: «Io sono il tuo Politecnico, e tu non avrai altro Politecnico avanti di me». È la formulazione del primo comandamento, che compare in Esodo 20, 1-3: «Io sono il Signore, tuo Dio […]: non avrai altri dei di fronte a me». Il Politecnico di Milano è dunque visto come Dio dai fedeli, cioè dagli ingegneri cavigioli. Gadda li considera per questa loro convinzione dei „deficienti”. Ma al Politecnico non spetta solo la competenza divina; diventa anche l’elisio, il luogo in cui tutti gli ingegneri desiderano passare l’eternità:
l’aula di disegno di macchine […] era il loro elisio. Se Dio avesse lasciato scegliere a loro, per premiarli dei loro buoni di portamenti, dove trascorrere le vacanze dell’eternità, […], i Cavigioli unanimi avrebbero scelto l’aula di disegno di macchine del Politecnico di Milano; Ammettiamo che in premio de’ loro buoni di portamenti Iddio lasci scegliere loro. Dove preferiscono, dove vogliono trascorrere le vacanze della eternità: […]. Giuro che sceglieranno l’aula di disegno di macchine.
Il Politecnico è assunto a Paradiso, a cui gli uomini della famiglia Cavigioli (i rappresentanti della classe borghese) aspirano. Abbiamo visto nel capitolo precedente (La società musogonica) come nel Credo borghese lo Stangermann sia il purgatorio, luogo in cui si scontano i peccati della settimana, luogo transitorio in cui si passa la domenica (ha la stessa funzione della messa domenicale). Gadda lascia esprimere alla borghesia la propria visione e allo stesso tempo trapela il suo giudizio sulla società musogonica così come sulla fede politecnica. Tramite l’accostamento di due opinioni tanto opposte come quella dell’ingegnere narratore e quella cavigiola, si crea un effetto parodico: i valori che sono positivi per la borghesia sono proposti in cornice negativa e il lettore si chiede come si possa credere in qualcosa di tanto fatiscente come il Politecnico. Gli ingegneri sembrano matti ad avere questa fede; come se i ritratti delle foto non fossero solo fisici ma raffigurazioni anche del loro stato mentale (che richiederebbe un internamento al Cottolengo). Più che il Paradiso il Politecnico sembra una „gabbia di matti”. L’effetto parodico e ironico è davvero molto forte. Gadda si serve degli elementi religiosi per descrivere le convinzioni della classe borghese e per prendersene gioco. Che fosse proprio questo il risultato a cui aspirava, lo dimostrano anche i documenti di Gadda (riportati alla fine dell’edizione di Isella del F220), che scrive: «Dare un’intonazione forse meno satirica (o almeno più acre) e invece molto più lirica alla clausola finale del Cap. 3.°». Si rende conto di lavorare forse in modo troppo satirico, ma in un altro documento continua su questa linea e annota tra le Annotazioni costruttive:
Nel Cap. 4.° (Nuove battute sul Politecnico vecchio) – ricordarsi di inserire un pezzo sui ritratti di laurea. (Capelli lunghi, facce idiote, barbiere, tosacani, ecc.). „Inebetiti dal calcolo integrale e inorbiti dalla proiettiva, parevano rivolgersi con lingua penzoloni alla loro sposa futura, come a dirle: „Se ho questa faccia, vedi, cara, l’è propri per merit del calcol sublimm”.
Anche il ritratto di Valerio deve essere sviluppato meglio „in senso odioso”. L’intento satirico risulta dunque evidente e, come questa analisi è riuscita a evidenziare, spesso per fare della satira Gadda si serve degli elementi religiosi. Il Politecnico, come aveva visto Segre, «fornisce spesso a Gadda materiali per invenzioni comiche» e andando oltre possiamo dire che questa comicità è rivolta verso l’istituto e quanto rappresenta.
Possiamo concludere che gli elementi religiosi sono inseriti in un nuovo contesto: sono infatti riferiti non al mondo cattolico ma al Politecnico di Milano. Operando in questo modo si crea un modello che si rifà a quello cristiano (riprendendo anche le formulazioni e le concezioni, come ad esempio l’idea del paradiso) ma che lo stravolgono. È il Credo nel Politecnico e la fede cavigiola che Gadda propone attraverso un travestimento biblico. Il modello della Bibbia viene assunto per descrivere un mito. Si ha come per la società musogonica un legame religione-mito. Gadda si scaglia in entrambi i casi contro la borghesia, i suoi esponenti, i suoi riti, le sue credenze, il suo modo di vivere. Nel primo esempio inserisce nella metafora mitologica degli elementi religiosi, qui invece usa le formule del credo cristiano creando a suo modo un mito. La fede politecnica è modellata sul modello religioso contrapponendosi ad esso: il culto cattolico è sostituito da quello laico degli ingegneri. Ma questo travestimento non è proposto con gli occhi di un fedele, benché Gadda sia proprio un ingegnere e per nascita appartenga alla borghesia, è invece proposto in modo satirico.
L’analisi tematica appena svolta ha portato alle medesime conclusioni dell’analisi stilistica e strutturale (capitolo 4): il triplice procedere di Gadda nei confronti della tradizione cristiana (inserimento di elementi come soggetti di narrazione, o come termine di paragone o di metafora, o ripresa di modelli biblici o di testi importanti) ha sempre un unico scopo: la parodia. E nell’esempio del Credo nel Politecnico si è messo in luce che la parodia non rimane all’interno della religione ma è spinta fino alla critica della società. Gadda non solo usa gli elementi religiosi per prendersi gioco della fede cristiana ma critica anche il modello laico che propone. Risulta evidente la grande importanza che il retroterra cristiano ha sul nostro autore: persino il modello borghese è presentato rifacendosi a quello cattolico, ma come abbiamo visto nessuno dei due sistemi è credibile per Gadda. Egli si distanzia da questo sistemi di valori ma non riesce pertanto a liberarsene.
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Link zur Arbeit:
http://www.diplom.de/ean/9783836629690
Arbeit zitieren:
Monighetti Petit, Lara Juli 2004: Mitologia e religione nel primo Gadda, Hamburg: Diplomica Verlag
Schlagworte:
Carlo Emilio Gadda, Mythos, Religion, Quellenarbeit, Fonti



